Il mercato delle auto inizia ad intercettare l’esigenza degli individui di possedere macchine dai consumi ridotti. Le case automobilistiche reagiscono sia in un’ottica d’adeguamento dei motori tradizionali ai carburanti alternativi (derivati da materie prime non fossili), sia creando vetture che sfruttano una propulsione alternativa. Vediamo alcuni esempi.
Fa parte del primo caso la ricerca e il perfezionamento dei cosiddetti biocombustibili, ossia quei carburanti che traggono origine dalla lavorazione di materie prime vegetali. Sostituiscono sia il diesel, con liquidi oleosi tratti dal trattamento di alcuni semi (colza, soia), sia la benzina (si pensi all’etanolo, ottenuto da processi fermentativi).
Qualche prototipo di vetture con motore a idrogeno esiste già; com’è noto, questo tipo di combustione crea soltanto vapore acqueo dal tubo di scappamento delle auto. L’altra faccia della medaglia è data dalla scarsità di idrogeno libero in natura. Perciò si deve ricorrere a processi chimici d’estrazione che, inevitabilmente, comportano consumi d’energia, con conseguente produzione di gas serra. Il bilancio complessivo, in definitiva, è poco edificante.
Le auto con motore elettrico, e dopo vedremo i propulsori “ibridi”, sfruttano la forza rotativa prodotta da un motore elettrico collegato ad una batteria. Apprezzando il vantaggio in termini di basso inquinamento, oltre ad una maggiore silenziosità (caratteristiche apprezzabili soprattutto in città), di contro registriamo una bassa autonomia legata alle limitate dimensioni degli accumulatori d’energia elettrica.
I motori ibridi, invece, sono un mix tra il tradizionale propulsore a scoppio e quello elettrico. Il loro funzionamento si basa sulla complementarità dei due motori, i quali a seconda che si percorra un tratto in salita oppure in discesa, si attiveranno alternativamente (con questo sistema si riducono le perdite d’energia totali). Offre ottime performance in termini di riduzione dei consumi (si possono percorrere oltre 20 chilometri con un litro di carburante).
Ci sono poi i motori pneumatici, i quali sfruttano l’energia immagazzinata nell’aria sottoforma di alte pressioni. Dove circolano queste vetture, ovviamente, si riducono le emissioni di gas tossici; ma globalmente l’inquinamento sarà ugualmente prodotto, nel momento in cui si attiveranno i compressori per la ricarica dei serbatoi (che essendo alimentati a corrente elettrica, consumeranno ugualmente energia non rinnovabile).
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